Lo spread dei titoli di stato in tempo reale.

I blogger che hanno nei loro siti delle affiliazioni pubblicitarie sono dipendenti dall’andamento dei mercati finanziari molto di più di quanto non si possa sospettare. Innanzitutto una economia in crescita porta sicuramente un aumento degli investimenti pubblicitari mentre una congiuntura economica di recessione è in genere sinonimo di raccolte pubblicitarie più misere.

Bisognerebbe che i vari capitani di impresa ricordassero sempre quello che soleva dire Henry Ford: “Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo” ma in un periodo di vacche magre un budget più ristretto per la pubblicità è contemplato in molti business plan aziendali.

La pubblicità si sa che prende diverse vie; in Italia la fetta maggiore va alla televisione. Anche le pay per view,che dovrebbero guadagnare solo dal canone pagato dagli utenti, hanno invece nella raccolta pubblicitaria una parte non indifferente delle proprie entrate. I soldi che vengono investiti per la pubblicità su internet finiscono in mille rivoli anche se ci sono dei giganti come Google e Facebook che si spartiscono la maggior parte della torta.Sembra che sia stato proprio Facebook ad aggiudicarsi la maggior crescita in percentuale lasciando al palo tutti gli altri concorrenti. Questo non è molto positivo per i publisher grandi e piccoli perché Facebook condivide questi guadagni solo con gli sviluppatori e i proprietari delle applicazioni e perché gli investimenti in pubblicità da inserire nei siti sta ristagnando da diverso tempo.

 

Come non bastassero tutte queste problematiche settoriali è venuto prepotentemente alla ribalta in questi ultimi mesi anche la questione dei debiti sovrani dell’Eurozona. E’ noto che sono stati proprio questi temi che hanno investito in maniera dirompente anche l’Italia a provocare un profondo cambiamento del quadro politico.

I problemi che attanagliano il nostro Paese sono essenzialmente due: il grande indebitamento pubblico pari al 120% del Prodotto Interno Lordo e la mancanza di crescita. Per cercare di non aumentare troppo il debito pubblico sono state fatte ben cinque manovre recessive nel corso del 2011 (quattro dal governo Berlusconi e una dal governo Monti) che hanno depresso ancora di più i consumi rendendo la recessione un evento quasi certo per l’anno in corso. Nel momento in cui scrivo stiamo aspettando la cosiddetta Fase Due che dovrebbe rilanciare la crescita attraverso investimenti mirati, semplificazione burocratica e soprattutto liberalizzazioniche sono però viste come il fumo negli occhi da tutte le categorie interessate.

In questo contesto è di fondamentale importanza quale sia il tasso di interessi che vengono pagati sui titoli emessi dallo Stato Italiano a fronte del suo debito sovrano. E’ evidente che con un debito del 120% del PIL un interesse medio del 5% porta a avere ben il 6% del PIL da pagare ai possessori dei titoli di stato che sono cittadini italiani, banche italiane e straniere e fondi di investimento.

Se un paese è molto affidabile e ha un debito pubblico facilmente gestibile perché basso accompagnato da una crescita allora i suoi titoli potranno essere piazzati a un tasso molto basso. E’ il caso della Germania. Se invece un Paese perde di credibilità e gli investitori hanno paura che non rispetti gli impegni ecco che dovrà invece pagare un tasso molto più alto. E’ notizia di pochi minuti fa che il Portogallo è riuscito a piazzare i suoi titoli al 16% d interesse. Un vero e proprio tasso da usura.

Ci sono poi le agenzie di rating che valutano l’affidabilità di stati, imprese, istituzioni o comunque enti di emissione di titoli per dare un voto alla loro solvibilità. Queste agenzie sono in tre e guarda caso sono tutte e tre americane: Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. La loro nazionalità fa ritenere ad alcuni economisti che le valutazioni di queste agenzie siano spesso condizionate dal territorio economico nel quale vivono e prosperano. E’ interessante notare come le notizie dei declassamenti di vari paesi europei vengano prima annunciati da una agenzia. Finita la turbolenza provocata da tale notizia ecco che arriva l’altra agenzia con un altro declassamento che sarà certamente seguito anche da quello dalla terza agenzia. Un bel gioco di squadra.

Sembra però che i mercati finanziari si stiano facendo un po’ più furbi e si facciano condizionare meno che in passato da queste valutazioni. Il voto dagli investitori internazionali su un Paese avviene tramite acquisti o vendite di strumenti finanziari. Con la legge della domanda e dell’offerta un bene molto richiesto aumenta di prezzo prende uno svenduto ha il prezzo in caduta libera.

Il termometro con cui si misura la fiducia (o la sfiducia) su una economia e quindi sul debito sovrano è il tasso di interesse che lo Stato deve pagare per i titoli con scadenza a 10 anni. Vediamo che attualmente laGermania riesce a piazzare titoli con questa scadenza a interessi irrisori di poco superiori alluno per centomentre per l’Italia siamo andati anche sopra al 7%.

Tutti noi abbiamo imparato a conoscere lo spread ovvero la differenza di tassi di interesse tra i titoli decennali italiani e tedeschi. L’interesse nominale non cambia, quello che varia è l’interesse effettivo perché questi titoli vengono negoziati. Se un titolo da 100 euro che rende un interesse nominale del 5% viene venduto a 80 euroecco che l’interesse reale schizza a (5:80) al 6,25%.

I titoli vengono negoziati in quello che si chiama mercato secondario e minuto per minuto possiamo verificare quanto sia il rendimento effettivo dei nostri buoni del tesoro decennali e quanto sia quello degli analoghi bund tedeschi. La differenza tra questi due rendimenti è detta appunto spread, una espressione inglese che significa allargare, dividere. I telegiornali ce ne parlano spesso. Certamente vi sarete chiesti come fare a conoscere questo dato dello spread diventato così importante momento per momento.

C’è un servizio online di Bloomberg che ci consente di farlo con un click:

Si potrà vedere la percentuale di variazione giornaliera dall’apertura del mercato, il valore attuale, quello di apertura, quello massimo e quello minimo raggiunti in giornata. Se siete curiosi di conoscere lo spread non vi resta altro che cliccare sul link.

Glia altri dati economici importanti che possono essere conosciuti in tempo reale riguardano i vari indici della Borsa di Milano, la cosiddetta Piazza Affari insieme alle quotazioni azionarie e obbligazionarie:

I publisher sono spesso affiliati a programmi internazionali che usano il dollaro come moneta di riferimento. Ecco quindi che variazioni in positivo o in negativo del rapporto do cambio euro dollaro possono avere conseguenze sulle revenue dei proprietari dei siti. C’è un ottimo servizio di Yahoo che mostra questo dato in tempo reale

Oltre al cambio euro-dollaro possono anche essere visualizzati i rapporti con le altre più importanti valute.

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